I’M SMARTER THAN A SMART-PHONE
Categories Way of Life
20 Nov 2011
Appiccico quasi il naso al vetro della pensilina, nonostante abbia gli occhiali graduati, faccio fatica a leggere le fermate che devo percorrere per arrivare al colloquio del mio ora attuale lavoro, a Potsdam… Seguo con la punta del dito la linea del tragitto, tra l’altro se dovessi guardarmi dall’alto mi sembrerei E.T. che cerca la via per tornare a casa.
Controllo le monetine per fare il biglietto, e poiché si tratta di zona ABC costa 3 euro. “Mmh mi mancano proprio quei 50 centesimi belli compatti, che ho invece sicuramente splittati in fettine sottili e noiosissime da 0.1 o 0.2 centesimi”.
Biglietto sì, o biglietto no?
Berlino è un po’ la città per squattrinati, quindi oggi mi sento anche un po’ vestita a tema.
Decido di fare il biglietto normale da 2.10, euro e centesimi, e penso: “Tanto a quest’ora della mattina, chi vuoi che si metta a fare gli slalom alla Alberto Tomba tra la gente in S-bahn e controllare i biglietti??”. Ovviamente apro anche una bella parentesi con: “si sii, le ultime parole famose”.
Arriva il treno, o meglio la S-bahn, che a differenza del treno regionale rosso fuoco, ha un colore spento tipo gli interni dei Camper anni 60, beige-bordeaux e mi siedo nell’angolo da 4 posti, così da sentirmi quasi coccolata. La percorrenza è lunga, meno male che come al solito ho gli auricolari nelle orecchie. Sono di quelli che determina sempre il tipo di giornata dalla prima canzone che salta fuori dalla selezione: Brani Casuali… mmh, in quel caso: giornata così così!
Preme sottolineare che la BVG, la ditta dei trasporti ha assunto degli ex viaggiatori dediti a non pagare il biglietto, come controllori = logica teutonica. Tutti loro sono brutti come il peccato, sembrano usciti da un casting per tipi loschi di una serie TV tipo dell’ispettore Derrick. Brutti e catapultati da un decennio qualsiasi a metà del secolo scorso.
È possibile riconoscerli se solo si ha l’occhio allenato. Questo avviene poiché non hanno una divisa, al contrario di quelli che operano nelle U-bahn, e la maggior parte delle volte stanno in gruppo, non indossano borse, se la ridacchiano tra di loro prima di assumere una faccia da duri e padroni della situazione. Appena si aprono le porte si dividono tra la folla e aspettano che le stesse si richiudano, per iniziare a chiedere di mostrare loro il tuo biglietto.
Procedo il mio viaggio, pensando alle possibili domande e risposte per il colloquio, non curandomi di altro se non puntare il mio sguardo sugli squallidi panini che si mangiano per colazione alcuni miei compagni di viaggio, ovviamente indigeni, e constatare inoltre che tutti i tedeschi a Berlino, indossano giacche e capi di J. Wolfskin, che ho iniziato veramente ad odiare, potrei contarli ogni giorno a decine.
Eccoli entrare: “Lo sapevoooh (!!!)” mi ripeto. E già inizio a sbiancare come quando senti chiamare il tuo cognome a un’interrogazione di cui non sai praticamente niente; decido di fare la mossa del: ”Ah! Ma non lo sapevo, credevo fossero tutte uguali le zone, sono arrivata due giorni fa a Berlino”. Se gli parlo in inglese, infilandoci 2 o 3 parole in tedesco sbagliando pure l’articolo, non mi staranno a fare la multa da 40 euro. Mentre il criceto della mia testa correva i km, al fine di procurarmi ulteriori scuse e facce da svampita con occhi a forma di punti interrogativi, li vedo uscire alla stazione di Wannsee, già soddisfatti per avere colpito e affondato 3 vittime.
Scoprirò solo poco dopo che esiste un gruppo in Facebook, denominato Schwarzfahren Berlin [fare il portoghese nei mezzi pubblici] dove chi può accedere a internet dal cellulare o da qualsiasi altro mezzo di comunicazione, può sia prevenire i treni e i momenti a rischio, che avvisare dove in quel momento si trovino i controllori, descrivendoli anche per come sono vestiti, per l’età approssimativa e qualche segno particolare di riconoscimento. Possedendo un cellulare da 20 euro ho optato per l’abbonamento mensile ai mezzi pubblici.
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