-->

C/O Loves Mapplethorpe

Categories Art

21 Mar 2011

Nonostante l’arrivo ufficiale della Primavera a Berlino siamo sempre alle prese con gelide domeniche invernali. Freddo polare, squarci di sole e nuvole su di noi! Allora, cosa c’è di meglio se non rifugiarsi in un luogo chiuso dove godere di un po’ d’arte? Idea venuta a molti, visto che la  mostra che ho scelto era stracolma: la retrospettiva dedicata a Robert Mapplethorpe alla C/O Berlin. Dello spazio abbiamo già parlato su Sinn Berlins e – ci ripetiamo – resta uno dei nostri preferiti per qualità degli allestimenti, nonché per la scelta degli artisti ospitati e non ultimo per la suggestiva architettura che accoglie la galleria.

L’esposizione in corso coinvolge due piani espositivi con molte delle più importanti opere del controverso fotografico americano; il tutto è organizzato in maniera, a mio avviso, impeccabile e facilmente fruibile: non una semplice sequela di fotografie, bensì opere che si alternano in armonia e suddivise per tema. Un allestimento che se da una parte potrebbe sembrare un po’ forzato per la schematicità adottata dal curatore, dall’altra si caratterizza di “una regola” che ricalca quella che era l’idea d’arte di Mapplethorpe, ovvero: la sua specialità di considerare la fotografia del tutto comparabile ai dipinti dando così alle immagini cornici e stampe piuttosto esotiche ma sempre ben delimitate. Nonostante i temi, sempre molto scandalosi e duri – vedi soggetti e oggetti sadomaso, nudi omoerotici ecc. –, questa disposizione è funzionale poiché permette, anche a un pubblico meno esperto, di apprezzare l’artista o quanto meno di districarsi più facilmente tra la sua opera di non sempre immediata fruibilità. È proprio il contrasto tra i temi e questa “organizzata” suddivisione dei lavori che rende interessante tutta l’operazione espositiva.

Le sezioni che vi consiglio vivamente sono soprattutto due: la prima è quella dei ritratti dedicati a Patti Smith e la seconda quella degli autoritratti. Prendetevi tutto il tempo necessario e fatevi trasportare dalla bellezza delle fotografie, dei soggetti e dalla particolarità e dalla tecnica delle stampe. Lei, la grande cantante, è magnifica e trattata da Mapplethorpe come una Madonna d’altri tempi e altra estrazione sociale ma pur sempre, a modo suo, salvifica. L’altra sezione, quella degli autoritratti, funge un po’ da contraltare della Madonna-Patti con tutto ciò che in Mapplethorpe vi è di peccaminoso ma genuinamente vissuto e fino in fondo, nel vero senso della parola. Un excursus sulla sua vita, un piccolo viaggio nel paesaggio del suo viso che partendo dagli anni Sessanta ci porta fino all’anno in cui morirà, il 1989, con tutti i segni visibili della sofferenza ma anche della gran voglia di vivere che il fotografo non ha mai nascosto. Mai abnegato. Queste due sezioni sembrano dialogare tra di loro tramite un confronto che si risolve, alla fine, in una identificazione-repulsione reciproca tra Artista e Artista (Mapplethorpe-Patti), ma che è soprattutto uno splendido gioco di rimandi e provocazioni tra alter-ego chiosata da una citazione di Patti Smith stessa stampata sulla parete: «Io ero la sua prima modella in assoluto, poi veniva lui, come modello di se stesso».

Lascio a voi il piacere di scoprire il resto delle opere (in totale 187) e di godere dell’emozione di vedere finalmente raccolte in questa personale opere da sempre, fortemente, presenti nell’immaginario collettivo. La mostra permette  di capire cosa Mapplethorpe volesse esprimere con la sua arte e con il suo modo di appropriarsi dei corpi che fotografava, che rendeva pubblici, che usava, prima con la macchina fotografica e poi, in alcuni casi, anche con il proprio corpo, per poterli guidare nel suo personale Inferno. Insomma, assolutamente consigliato questo piccolo viaggio nelle pieghe di corpi che della vita e dell’artista erano parte integrante non solo sul set ma anche nella quotidianità. Alla fine, fuori al freddo ed elaborando il tutto, si ha la sensazione che Mapplethorpe sia morto per e con la sua Arte.

La mostra è stata prolungata fino al 1° Maggio. In origine la chiusura doveva coincidere con la scadenza del contratto di locazione tra la C/O Berlin e la proprietà dello storico Postfuhramt, scadenza decisa a causa di lavori di ristrutturazione e di un eventuale cambiamento di destinazione. Anche se il contratto d’affitto è stato prolungato la C/O pare abbia comunque deciso di cercare un altro luogo dove poter portare avanti la propria attività. In ogni caso le mostre in programma andranno avanti fino alla fine del 2011; poi il destino sia della storica architettura che della C/O sarà tutto da scoprire. Quindi non vi resta che approfittarne per visitare uno dei più interessanti luoghi espositivi della capitale tedesca che, grazie all’impegno dell’associazione C/O, riesce a miscelare opere d’arte visiva contemporanea con un edificio storico, quale il Postfuhramt è, in modo superbo. Buona visita. Buona Primavera.

Courtesy photos C/O Berlin Press Office.