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Il Kamikaze e la ragazza con la pistola

Categories Ein Latte Macchiato, Bitte!, Musik, Way of Life

3 Sep 2010

Nel backstage dopo il concerto al Clash di Berlino, di ritorno dal tour italiano, la nostra Assunta Patané ha incontrato Nico Lippolis, batterista italiano dei Kamikaze Queens. Eccovi dunque l’intervista, in attesa del concerto di domani al Wild At Heart di Kreuzberg (Wiener Str. 20, alle 22.00). Siamo fans dei Kamikaze Queens? Di più! Siamo groupies…

Come hai iniziato a suonare nei Kamikaze Queens e com’è nata la band?

«Tutti i componenti del gruppo si conoscevano già da parecchio tempo sebbene lavorassero a diversi progetti e suonassero in altre band. Il tutto iniziò quando i Sin City Circus Ladies – la vecchia band di Trinity Tarantula e Lucius Llyod, rispettivamente cantante e contrabbassista – si sciolsero e rimase in Trinity e Lloyd il desiderio di formare un’altra band. Così chiesero a Tex Morton di suonare la chitarra, a Mad Kate di cantare e a me di diventare il batterista dalle band. Inizialmente c’era anche Tom Schwoll – Jimbo de Lunch – alla chitarra, ma dopo un anno ha lasciato il gruppo per motivi professionali. Diciamo che fu una cosa naturale e automatica, ci accorgemmo da subito che c’era una chimica perfetta. Era la primavera del 2005».

Il vostro stile è difficilmente riconducibile a un genere specifico. Punk, Garage, Rock&Roll, Fifties, Swing. Come nascono i vostri pezzi? Qual è il procedimento creativo?

«Veniamo tutti da background molto diversi. Quando creiamo i pezzi partiamo da un’idea di base, non importa se sia un testo, una musica o qualcosa che non ha ancora una forma definita. Generalmente sono Trinity e Kate – le cantanti – che scrivono i testi poi insieme lavoriamo sul pezzo e lo arrangiamo. Io mi occupo principalmente della ritmica: la batteria ha un ruolo fondamentale. Tutti hanno il loro spazio e tra noi si crea sempre un naturale accordo creativo: è un linguaggio, con il quale noi comunichiamo. Tra noi c’è una perfetta intesa. La stessa cosa vale anche per lo spettacolo: le idee, la scelta dei costumi, le performance nascono sempre in modo spontaneo e in funzione dell’energia del pubblico. È un processo creativo in tutto e per tutto. Chiaro, l’esperienza sta contribuendo molto, ma il nostro show è una continua e improvvisata evoluzione. Ci piace sorprenderci».

A luglio c’è stato il quarto tour italiano dei KQ. Come definiresti l’impatto della band sul pubblico italiano?

«Contagioso. L’Italia sta reagendo benissimo: credo sia uno dei pubblici migliori».

Lo dici perché sei italiano?

«No! – ride – Il pubblico apprezza tantissimo lo show e colgono in pieno l’aspetto del cabaret dei nostri concerti. Stupendomi, credo che in Italia si sia capito in pieno il messaggio dei KQ. Credo percepiscano, vista la nostra natura italiana, meglio degli altri, la nostra voglia di divertirci. Si divertono con noi. Interagiscono».

Un aneddoto su questo tour?

«L’ultimo concerto del tour si è svolto ai giardini di Pegognaga (MN). Come prima cosa menzionerei il fatto che il bar e il ristorante dell’evento erano gestiti interamente da ragazzi disabili il tutto grazie al lavoro di un gruppo di volontari che svolgono a Pegognaga diverse attività, tra le quali dei workshop di musica che termina con un concerto tenuto dagli stessi ragazzi. Quest’anno il concerto in questione si è tenuto prima del nostro, in questo modo la band da spalla era un gruppo di ragazzi tra gli undici e i quattordici anni che hanno suonato cover degli AC/DC e dei Black Sabbath. Loro hanno osservato il nostro concerto con gli occhi sgranati, ma è stata per entrambi una bella scuola di Rock&Roll».

Ha qualche influenza il tuo essere italiano nella band?

«Sicuramente. Di certo il mio essere italiano comporta il fatto di sentire il ritmo in maniera diversa, con un approccio più caldo, mediterraneo, del sud. Allo stesso tempo io stesso sono stato per quindici anni fuori dall’Italia, in questo modo credo sia il Sud e la sua tradizione che vanno a fondersi con la cultura mitteleuropea e americana. I continui viaggi e le nostre differenti provenienze, culturali e artistiche, creano questo crossover eterogeneo. Non siamo punk, non siamo Rock’a’Billy, non siamo Garage».

Guardando le foto sul vostro MySpace ho notato che ci sono delle altre date in Italia. È in previsione un altro tour?

«Sì, per ora abbiamo tre date fissate per Novembre 2010 (Roma, Pesaro e Brescia), ma ce ne saranno sicuramente altre. Un tour invernale».

Durante il live avete suonato alcuni pezzi nuovi, anche molto diversi rispetto al primo album Voluptuos Panic. Quando è prevista l’uscita del disco?

«Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. Per il momento è uscito un singolo con l’etichetta svedese Heptown Records, che contiene i pezzi 3 Strikes e Tasty 29. Per ora è prevista l’uscita di un secondo singolo, sempre contenente due inediti, ispirato e influenzato dal nostro secondo tour in Italia e soprannominato ironicamente tra noi Gente di mare e anche su questo ci sarebbero degli aneddoti carini ma è giunto il tempo di andare…».

Bang! Bang!