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Viaggio nell’anima o sulla bellezza della lingua

Categories Book and Magazine, Way of Life

4 Mar 2010

“Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vanna Vannucci e Francesca Predazzi (ed. Feltrinelli) è un libro davvero prezioso. Non solo perché è scritto in una prosa accattivante, facendosi leggere con gioia e divertimento, ma anche perché da, a noi italiani, piccole e grandi delucidazioni sui nostri “cugini”:  così sono definiti nel libro i tedeschi. Un discorso fine che attraverso brevi spiegazioni linguistiche, accessibili anche ad un lettore non esperto, ci apre una finestra su aspetti nascosti e curiosi di questo popolo. Le due autrici spiegano, attraverso quindici vocaboli che non possono essere tradotti in italiano con un’unica parola, quanto sia fondamentale il linguaggio per l’identità di ogni singolo tedesco e quanto questo faccia diventare complicata e ricca la loro lingua.

Vengono anche spiegati i diversi motivi per cui, “a volte”, i nostri vicini ci risultano un po’ ostici. È soprattutto per questo che trovo questa lettura interessante e utile per chiunque abbia deciso di intraprendere un viaggio a Berlino; per non parlare di coloro che decidono di trasferirsi nella capitale della Repubblica Federale Tedesca.

I tedeschi bisogna conoscerli, esplorarli, ascoltarli e infine comprenderli. Solo così si potrà convivere serenamente con loro, apprezzandone anche i lati più difficili e non solo quelli da “luogo comune” che poi tanto comune non è: l’organizzazione quassù è quasi impeccabile, bisogna ammetterlo!

Leggendo il libro mi si sono chiariti alcuni aspetti caratteriali che incontravo nella mia quotidianità berlinese: tutto è stato confermato ed ho cominciato a imparare così non solo a “sopportare” alcune stranezze dei tedeschi ma anche a riderci sopra e ad apprezzare tutte le risorse “incomprese” che ha la gente che vive da queste parti.

La lingua, come già detto, fondamentale e cifra culturale molto forte e amata, è quasi come un grande gioco di società a cui (a volte inconsapevolmente) prende parte la maggioranza di loro, traendo così divertimento e forse, perché non dirlo, anche un certo senso di superiorità nei confronti di altre lingue europee; ma non preoccupatevi troppo di questo eventuale senso appena paventato: loro i conti con la storia (recente) li hanno fatti e stanno facendo ancora i conti con sensi di colpa e ben altro.

Come già accennato, il libro è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali prende il nome da un particolare e ricercato vocabolo, peculiare della lingua tedesca. Il capitolo consiste nella spiegazione del vocabolo stesso, nell’accezione di tutti i giorni; come in letteratura o nelle arti in generale è stato usato e interpretato. Le parole sono: Weltanschauung (la visione del mondo), Nestbeschmutzer (l’insozzatore del nido), Querdenker (il pensatore obliquo), Schadenfreude (il godere delle disgrazie altrui), Zweisamkeit (la solitudine a due), Vergangenheitsbewältigung (il confronto e quindi superamento del passato), Mitläufer (camminare quando l’altro cammina, in un senso figurato), Männerfreundschaft (l’amicizia tra uomini), Zweckgemeinschaft (l’unione per interesse), Feierabend (la fine del proprio turno di lavoro e il tempo libero che segue), Rechthaber (chi vuole avere sempre ragione), Quotenfrau (quote della donna), Wanderweg (il sentiero per gite a piedi), Unwort (la non parola), Zeitgeist (lo spirito del tempo).

Non voglio dilungarmi troppo sulle singole parole sopra elencate per non togliervi il gusto della scoperta. Vorrei solamente soffermarmi su “Schadenfreude” perché come affermarono in un programma della BBC: “Schadenfreuede: la parola più formidabile al mondo”.

Questa parola, si legge nel libro, potevano inventarla solo i tedeschi: in italiano si può tradurre con “la gioia della disgrazia” dove naturalmente la disgrazia è quella altrui. Penso che non ci sia bisogno di aggiungere altri commenti: non vi resta che scoprire in che modo le due autrici spiegano come fare i conti con questo sentimento per poterne trarre vantaggio nelle relazioni che intesserete nella capitale tedesca.

Se e quando intraprenderete il viaggio berlinese non scordatevi una cosa: i tedeschi sono talmente innamorati della loro lingua che quando un turista e più in generale uno straniero tenta di parlarla, anche se con tanti inevitabili errori – “sie freuen sich darauf” –, si rallegrano e ne sono felici, così sarete subito i benvenuti. Dovreste provare perciò ad apprendere più vocaboli e frasi possibili, partire per la meravigliosa Berlino e “spendervi” tutto ciò che siete riusciti a imparare: sono sicuro che nella maggior parte dei casi vi ripagheranno con gentilezza e simpatia. Nel migliore dei casi molti di loro allenteranno la maschera da “musone teutonico” e questa sarà una piacevole e sorprendete sensazione.

Non mi resta che rinnovare l’invito alla lettura (sono appena 130 pagine) e augurarvi buon divertimento a Berlino: adesso saprete come comportarvi se scivolando sulla classica buccia di banana, sentirete intorno qualcuno che ride. I tedeschi sono anche questo ma non solo!