Museum der Dinge: il Kitsch regala emozioni
Categories Art, Design, Way of Life
1 Mar 2010
Ubicato in Oranienstrasse, nel quartiere di Kreuzberg, il Museum der Dinge è un vero e proprio tesoro nascosto.

Questo strambo spazio espositivo si occupa di presentare una sorta di muta-culturale e narrazione storica della Germania del XX secolo, dai primi del Novecento fino a scavalcare il millennio e arrivare ai nostri giorni. A prima vista, mentre salivo le scale per raggiungere il quarto piano, stracolmo di oggetti, mi sembrava di essere tornata alle scuole medie quando si andava in palestra e ci si portava il sacchetto con le scarpe di ricambio, le piastrelle azzurre e lucide davano quasi l’idea di evocare il ricordo dell’ora di ginnastica. Appena raggiungiamo l’entrata, insieme a Cristiano mio compagno di gita, ci troviamo a far parte di un mondo che sembra avere come motto principale: “oggetti utili trash versus oggetti inutili kitsch”.

Il Museum der Dinge è il discendente dell’archivio ufficiale “Deutscher Werkbund” ovvero “Federazione tedesca del lavoro” di Monaco di Baviera; in breve, dal 1907, questa federazione raggruppa artisti, architetti, designer e industriali il cui ideale è “la forma segue la funzione”. Divisi in due enormi stanze, gli oltre quarantamila oggetti sono racchiusi in armadietti di legno, suddivisi in ordine cronologico, poi ulteriormente archiviati in sottogruppi: “le forme del corpo”, “materiali/alluminio”, “post-guerra” etc.
Di fatto il Museum der Dinge, che tradotto in italiano sarebbe “Museo delle Cose”, di cose ne ha veramente tante, tantissime. I nostri occhi, spesso a forma di punti interrogativi, hanno registrato tantissime forme e colori. I ripiani di ogni vetrinetta sono farciti di oggetti incredibilmente diversi gli uni dagli altri. Non solo opere artistiche di design ma anche semplici accessori di uso quotidiano come una raccolta dei vecchi computer e cellulari che a vederli adesso sembrano dei citofoni non proprio da tenere nella pochette.

Al centro del museo vi è l’idea che le cose, sia di alto che basso design, abbiano tutte un certo valore considerato sia dal punto di vista storico-culturale che artistico. Ogni oggetto ha una propria scheda, di conseguenza viene catalogato, studiato ed esposto per fornire agli occhi del visitatore un suo significato e uso nella storia, del suo utilizzo nella nostra società. Ritengo che per godere il succo concentrato di colori e plastica di questa mostra non sia necessario essere a conoscenza dei vecchi o ultimi modelli di design, l’importante è lasciarsi andare.

In quanto regina dei gadget di plastica multicolore, la sezione che ho preferito è stata quella dedicata ai vecchi giocattoli legati all’infanzia e all’adolescenza, oggetti e colori abbinati tra loro con costanza e dedizione; uno scrigno di tesori per i miei occhi, in grado di rievocare le più disparate memorie. A volte la descrizione di ogni emozione è soggettiva dunque preferisco lasciarvi alle fotografie che ho raccolto lungo tutto il percorso museale.
Buona Visione.
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